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giovedì 23 febbraio 2017

L' associazione Effetto Terra, invita ad illuminarsi di meno

L’Associazione Effetto Terra aderisce all’iniziativa del  24 febbraio 2017  "M’illumino di Meno"per sensibilizzare la comunità di Paderno Dugnano alla diffusione di una maggior consapevolezza sulle conseguenze del consumo indiscriminato di energia: la riduzione degli sprechi e l’attenzione alle fonti alternative che sono diventate una realtà oramai consolidata.
Effetto Terra Associazione per il commercio equo e solidale  Paderno Dugnano – via Gramsci 45 Tel 02 9105982 - effete@alice.it
M'illumino di meno è un'iniziativa simbolica finalizzata alla sensibilizzazione al risparmio energetico lanciata nel 2005 dalla trasmissione Caterpillar di Rai Radio 2 condotta da Massimo Cirri e Filippo Solibello.
Prende il nome dai celebri versi di Mattina di Giuseppe Ungaretti ("M'illumino / d'immenso"), ed è organizzata intorno al 16 febbraio, giorno in cui ricorre l'entrata in vigore del Protocollo di Kyoto.
La campagna, lanciata a livello nazionale dai microfoni di Rai Radio 2, invita a ridurre al minimo il consumo energetico, spegnendo il maggior numero di dispositivi elettrici non indispensabili. Inizialmente rivolta ai soli cittadini, è stata accolta con successo dapprima a livello locale, con adesioni da parte dei singoli comuni, ed in seguito dalla Presidenza del Consiglio dei ministri con il patrocinio del Ministero dell'Ambiente.
Nel 2008 Hans-Gert Pöttering, presidente del parlamento europeo, ha dichiarato il riconoscimento dell'iniziativa considerandola "un evento che ha un valore simbolico ed un effetto tangibile.

ASCOLTA LA VERSIONE STRUMENTALE DELL’INNO

TESTO DI M’ILLUMINO DI MENO 2017
Gialla è l’erba del vicino
Sciolto ormai il ghiacciaio al sole
Suda il povero pinguino
Mentre ai poli spuntan viole
Ove ardeva il sentimento
Ora è un gran calor globale
E anche il nostro amor si è spento
Causa luce artificiale
M’illumino di meno
E già ritorna il sereno
Metto ai consumi un bel freno
E oscuro un po’ l’abat-jour
M’illumino di meno
Condividiam l’elettrone
Ed in penombra, spero
Si riaccenda la passione
Scaldami con il tuo abbraccio
Non con il termosifone
Liberato da ogni cruccio
Ardo di coibentazione
Orsù, non sprechiam l’amore
Chi vuol esser spento sia
Palpiti d’interruttore,
E nel buio la magia
M’illumino di meno
E appare l’arcobaleno
Spengo anche il faro allo xeno
Brillano stelle nel blu
M’illumino di meno
Illuminata follia
Se non sarà l’amor sarà
risparmio di energia
M’illumino di meno, m’illumino di meno…

Musica: Vittorio Cosma
Testo: Gianmarco Bachi
Eseguito da: Vittorio Cosma & l’Orchestra Italiana Bagutti

mercoledì 15 febbraio 2017

CONVEGNO "PATTO PER IL SEVESO: TRA EMERGENZA E RISPETTO PER L'AMBIENTE"


CONVEGNO ORGANIZZATO DAL COMUNE DI BRESSO 
SABATO 18 FEBBRAIO ORE 9.30 NELLA SALA DEL CONSIGLIO COMUNALE DI BRESSO 

QUI DI SEGUITO IL MANIFESTO 



venerdì 10 febbraio 2017

APPENDI UN CUORE PER SALVARE LA TRAMVIA MILANO - LIMBIATE

AD APRILE RISCHIA DI CHIUDERE 

LA TRAMVIA MILANO-LIMBIATE


DA MARTEDI 14 FEBBRAIO, GIORNO DI SAN VALENTINO, 

TUTTI POSSIAMO CONTRIBUIRE CON UN NOSTRO GESTO D'AMORE

A FAR SENTIRE QUANTO BENE VOGLIAMO A QUESTA IMPORTANTE TRATTA 

  

NELLA LOCANDINA CHE TROVATE QUI DI SEGUITO CI SONO LE ISTRUZIONI 
PER DIMOSTRARE IL VOSTRO AFFETTO PER IL "FRECCIARANCIO"


LA STORIA – La linea Limbiate-Milano è una via storica, che nacque nel 1882 come tranvia interurbana a trazione equina che collegava Milano, presso Porta Volta, ad Affori, allora comune autonomo. È una delle più antiche della rete interurbana di Milano.
Il “trenino” di Limbiate costituisce un importante patrimonio per la storia dello sviluppo dei trasporti della Provincia di Milano e del comune brianzolo. Le storiche carrozze sono oggi dei veri pezzi da museo, ma all’epoca erano quanto di più moderno e avanzato potesse offrire l´industria dei trasporti.
OGGI – La linea, gestita dal 1939 Atm, è stata più volte rivista nel percorso, nel tempo è andata ridimensionandosi in numero di corse e numero di persone che la frequentano. Attualmente serve circa sette mila viaggiatori, per lo più pendolari e studenti, che dalla periferia si spostano verso il centro di Milano.
Oggi il nuovo capolinea è nel quartiere della Comasina nei pressi dell'omonima fermata della linea M3.
Per gli orari cliccare sull´indirizzo qui sotto riportato e entrare in tranvie interurbane:
http://www.atm-mi.it
Tram 179 Limbiate – Milano

giovedì 9 febbraio 2017

Stop alla roulette russa del glifosato - Firmiamo la petizione

La Commissione europea ha esteso l’autorizzazione per un anno in attesa che uno studio confermi o smentisca la terribile accusa che pesa sull’erbicida più diffuso al mondo: essere probabilmente cancerogeno. Un passo indietro rispetto alla decisione iniziale della commissione che avrebbe voluto autorizzarlo per 5 anni, uno indietro rispetto alla volontà dei consumatori europei che ne chiedevano lo stop senza condizioni.
CAMBIAMO LE COSE
Servono un milione di firme in tutta Europa, da qui all'estate, ossia prima che la Commissione dica l’ultima parola sul glifosato. L’Ice (Iniziativa cittadini europei) promossa da molte organizzazioni non governative, ambientaliste e scientifiche.

Cos’è il glifosato

Il glifosato è un erbicida non selettivo impiegato sia su colture arboree che erbacee e aree non destinate alle colture agrarie (industriali, civili, argini, scoline, ecc.). È attualmente utilizzato in 750 prodotti per l’agricoltura: tra quelli che lo contengono come principio attivo il più noto è certamente il Roundup della Monsanto, una miniera d’oro per gli affari della multinazionale di biotecnologie agrarie. Basti pensare che secondo le stime della US Geological Survey, il consumo dell’erbicida è passato dai 67 milioni di chili del 1995 (l’anno precedente alla coltivazione dei campi Ogm) agli 826 milioni di chili del 2014, e la tendenza è quella di crescere, perché le piante infestanti sono sempre più resistenti e quindi hanno bisogno di dosi maggiori della sostanza per avere lo stesso effetto.
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La Iarc e l’Efsa: due pareri discordanti

Il glifosato ha fatto il suo ingresso sulla scena scientifica e politica a marzo dello scorso anno quando una monografia della Iarc, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, ha revisionato tutti gli studi scientifici in materia e ha concluso classificando l’erbicida come genotossico (in grado cioè di danneggiare il Dna), sicuro cancerogeno per gli animali e probabile cancerogeno per l’uomo. Pochi mesi dopo l’Efsa ha ribaltato le conclusioni della Iarc sostenendo che è improbabile che il glifosato rappresenti un rischio cancerogeno per gli umani. Una presa di posizione che ha prestato il fianco a molte critiche che hanno a che fare, innanzitutto, con l’indipendenza degli autori che hanno firmato lo studio su cui l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare ha basato le sue conclusioni. Questo studio risulta scritto dalla Gliphosate task force, ovvero un gruppo in cui collaborano i produttori di fitofarmaci o meglio le aziende che hanno chiesto di poter vendere il glifosato nei paesi dell’Unione europea. Il rapporto tedesco (commissionato dall’Istituto federale tedesco per la valutazione del rischio (Bfr) di 947 pagine consiste sostanzialmente in una serie di riassunti di studi commissionati da quelle aziende per indagare gli effetti del glifosato sulla salute.

Tutti alla ricerca del glifosato

Tra i due pareri e la decisione finale dell’esecutivo europeo, associazioni dei consumatori, organizzazioni ambientaliste, testate giornalistiche e gruppi di opinioni di ogni parte del mondo hanno passato al setaccio alimenti, oggetti di uso comune, latte materno e perfino urine alla ricerca di tracce di questo erbicida. E l’hanno trovato quasi ovunque: dal miele alla birra passando per i tamponi igienici (anche biologici) e le garze. Il Test-Salvagente ha condotto le prime e uniche analisi italiane su un campione significativo di alimenti (100 tra pasta, farina, biscotti, cereali per la colazione) e acqua potabile (26) riscontrandone la presenza in metà degli alimenti e in due casi perfino nell’acqua potabile. Insomma, conferme di quanto si sapeva già, ovvero che il glifosato è ampiamente utilizzato in tutte le fasi della coltivazione ed entra facilmente nella catena alimentare e non solo.
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Usati come cavie

Il rinnovo dell’autorizzazione fortemente voluto dalla Commissione europea – e anticipato da un’assoluzione da parte di un panel di esperti della Fao e dell’Organizzazione mondiale della sanità su cui pesa l’accusa di condizionamento da parte della lobby dell’industria – ha scontentato non solo l’opinione pubblica ma anche parte del mondo scientifico che si riconosce nella necessità di garantire sempre e comunque il principio di precauzione che richiede che una sostanza sia commercializzata solo se viene accertata la sua non pericolosità per la salute dell’uomo e non il contrario. In caso di incertezza e pareri discordanti, come nel caso del glifosato, è opportuno rifiutare l’idea che i cittadini siano utilizzati come cavie in attesa di prove schiaccianti sulla pericolosità del diserbante.

Sacrificato il principio di precauzione

“L’unica valutazione trasparente che è stata finora compiuta sul glifosato è quella della Iarc”. A contestare l’ultimo rapporto Fao/Oms che ha dato il là all’Ok europeo èFiorella Belpoggi, Direttrice del Centro di Ricerca sul Cancro Cesare Maltoni –Istituto Ramazzini – che aderisce alla coalizione StopGlifosato e che sta conducendo uno studio proprio sull’erbicida al centro delle polemiche.
“A partire dagli anni ’70, i criteri sono sempre stati gli stessi per circa 1.000 composti valutati. Ci sono stati troppi casi in cui dalla classificazione Iarc “probabile cancerogeno” si è passati a quella di gruppo 1 “cancerogeno riconosciuto” per l’uomo solo perché, purtroppo, a distanza di tempo (anche di 10-30 anni) sono stati confermati gli effetti sull’uomo contando i morti per quella causa. Esempi di questo tipo sono fra gli altri la formaldeide e la trielina” spiega la direttrice del Ramazzini aggiungendo che è stato sbagliato sacrificare il principio di precauzione.
“Tale principio richiede che una sostanza sia commercializzata solo se viene accertata la sua non pericolosità per la salute dell’uomo e non il contrario. In caso di incertezza e pareri discordanti, come nel caso del glifosato, non possiamo accettare l’idea che i cittadini siano utilizzati come cavie in attesa di prove schiaccianti sulla pericolosità del diserbante” aggiunge la Belpoggi.

Il dietrofront dell’Oms

L’Istituto Ramazzini non è il solo a schierarsi contro il rinnovo e soprattutto contro la decisione che ha fatto da apripista. “L’Organizzazione mondiale della sanità che sconfessa se stessa è già una notizia che da sola meriterebbe le prime pagine dei giornali” afferma l’Isde, International society if doctors for the envirment spiegando che è paradossale che l’Oms giunga a una conclusione opposta rispetto a quella della Iarc che non è altro che una sua agenzia. Ma non solo. Il documento prodotto dal panel di esperti è “vuoto” nel senso che non fa cenno a nuovi studi scientifici specifici – che non si sono svolti – e non contiene nuove evidenze rispetto a quelle della monografia della Iarc. Infine – fanno sapere i Medici per l’ambiente – insistere sulla non genotossicità (in grado cioè di danneggiare il Dna) per assolvere il glifosato è una scelta discutibile in quanto è accertato che esistono sostanze cancerogene che non si sono mostrate genotissiche.

Vogliamo una ricerca indipendente

A rimarcare il quadro di grande incertezza scientifica nel quale le istituzioni europee dovranno prendere una decisione in questi giorni ci sono anche i dubbi emersi in merito al conflitto d’interessi di alcuni membri del panel che, sono legati all’International Life Science Institute (ILSI), ente no profit finanziato da numerose aziende chimiche (tra cui Monsanto) e dell’agroalimentare.
L’unica via d’uscita da questo impasse? “Una ricerca indipendente”, secondo la Coalizione italiana #StopGlifosato.
Un’inchiesta a cura del Test-Salvagente

mercoledì 8 febbraio 2017

ANPI Paderno Dugnano : 24 Febbraio 2017 Commemorazione EUGENIO CURIEL

Venerdì 24 febbraio 2017 l' Anpi di Padeno Dugnano vi invita 
alla commemorazione nel 72° anniversario della morte di Eugenio Curiel 
presso la scuola elementare E.Curiel in Via Trieste 103 - Paderno Dugnano


martedì 7 febbraio 2017

Anche nel 2016 crescita del 20% del mercato biologico

Il campione di 18 imprese associate di cui AssoBio monitora ogni tre mesi l’andamento, nel 2015 ha fatturato (a prezzi all’ingrosso) 594 milioni di EUR di prodotti biologici, contro i 485 milioni di EUR del 2014, con un’eccezionale crescita del 22.4%. L’associazione nazionale delle imprese di trasformazione e distribuzione dei prodotti biologici stima che anche il 2016 chiuderà con una performance analoga, confermando il crescente orientamento dei consumatori per gli alimenti bio, controllati e certificati secondo i regolamenti europei, ottenuti con tecniche sostenibili per l’ambiente, senza il ricorso a fertilizzanti e pesticidi chimici di sintesi e senza mangimi OGM. Nei primi tre trimestri del 2016, infatti, il fatturato del campione dei soci AssoBio ha già raggiunto quota 493 milioni, superando in soli nove mesi le vendite dell’intero 2014. Il campione è solo apparentemente ridotto, dato che le imprese monitorate hanno un rilievo assoluto sul totale delle vendite di prodotti biologici, che nel 2015 hanno pesato per 2,6 miliardi sul mercato interno, con più di 1,6 miliardi di export. Qualità e servizio offerti dalle aziende biologiche italiane sono infatti particolarmente apprezzati dal mercato internazionale (in testa alla classifica degli acquirenti dei nostri prodotti biologici Germania e Francia con il 18% ciascuno, Usa e Canada, l’area del Benelux e quella scandinava; categoria più esportata l’ortofrutta, con il 18% del valore totale. L’andamento dell’export è quindi assai brillante: nei soli primi nove mesi del 2016 il campione di aziende AssoBio ha inviato all’estero prodotti biologici per 64 milioni di EUR, superando già il totale delle vendite dell’intero 2015 (63 milioni). La percentuale di crescita del 16% registrata nel 2015 sarà quindi abbondantemente superata, anche grazie all’acquisizione da parte di operatori italiani di imprese distributive estere conclusa a metà anno. Continua l’andamento fortemente positivo della grande distribuzione, al quale nei primi 9 mesi del 2016 il campione di aziende AssoBio ha fornito 104 milioni di EUR in prodotti biologici, contro i 115 forniti nell’intero 2015. AssoBio stima che le vendite totali al pubblico di prodotti biologici nei supermercati supereranno il miliardo di EUR (erano 737 milioni nel 2014 e 873 milion nel 2015), con una crescita che sfiorerà il 20%. Positivo anche l’andamento del canale dei negozi specializzati in prodotti biologici, una rete di oltre un migliaio di punti vendita, cui nei primi nove mesi dell’anno il campione di aziende preso in esame ha fornito prodotti per 263 milioni di EUR, il 75% dei 349 milioni dell’intero 2015. Considerando il fisiologico calo delle vendite sul mercato interno nei mesi estivi e il tradizionale aumento dei consumi dell’ultimo trimestre, anche questo canale chiuderà il 2016 con segno più che positivo. Ottima la tendenza anche degli “altri canali” (prevalentemente si tratta di ristorazione): nei primi nove mesi le vendite delle imprese monitorate hanno raggiunto i 62 milioni, contro i 68 dell’intero anno precedente. I dati sull’occupazione saranno elaborati a fine anno, ma nel 2015 le 18 imprese del campione sono passate da 1993 addetti a 2288, con un incremento di ben il 18.4%. “Il campione è costituito da un numero contenuto di imprese, ma si tratta di 18 leader, il cui fatturato a fine anno supererà i 500 milioni di EUR, con una quota estremamente significativa sul mercato totale. Le tendenze che esprime, quindi, sono una fedele rappresentazione di quelle del mercato biologico nel suo complesso”, commenta i dati Roberto Zanoni, presidente di AssoBio. “Grazie ad alcuni progetti per l’internazionalizzazione sostenuti dalla Commissione Europea e coordinati dalla federazione unitaria del settore FederBio e grazie alla positiva collaborazione con ICE, l’export continuerà ad aumentare, in particolare in Cina, Giappone, Usa e Canada. Per quanto riguarda il mercato interno, attendiamo che il ministero dia attuazione al Piano strategico nazionale per lo sviluppo del sistema biologico, approvato in Conferenza Stato Regioni nel marzo scorso. È apprezzabile che un settore che non solo svolge, come riconosce anche l’Unione europea, un ruolo fondamentale nella fornitura di beni pubblici che contribuiscono alla tutela dell’ambiente, al benessere degli animali e allo sviluppo rurale, ma ha anche le performance economiche e occupazionali migliori di tutto l’agroalimentare italiano, possa finalmente contare su strumenti che lo affianchino nel rafforzare la crescita”.

 Fonte: www.assobio.it




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